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La famiglia è mediamente composta da una cinquantina di membri, difficilmente giunge a contarne 200/300; controlla un proprio territorio entro cui nulla può avvenire senza il consenso del capo. I capifamiglia di una provincia eleggono il rappresentante provinciale; a Palermo le funzioni di coordinamento provinciale sono svolte dalla Commissione o Cupola, costituita da tutti i capi-mandamento (cioè i rappresentanti di tre famiglie).

I rappresentanti provinciali e un delegato della Cupola compongono la Commissione Regionale.
La famiglia mafiosa è al di sopra di ogni altra cosa. Quando la famiglia ha bisogno occorre andare a occhi chiusi, lasciare qualunque cosa si stia facendo e accorrere alla chiamata.

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"Quando loro hanno deciso, non sono più padrone di me stesso. Possono ordinarmi di uccidere una persona conosciuta, un parente, una persona cara, e io non avrei scelta:lo dovrò fare. Se hanno deciso di eliminare mio fratello, quasi certamente chiederanno ad altri di farlo, ma io dovrò accettare la decisione. O si china la testa o si fa la guerra.[…]. Può succedere che la famiglia - attraverso il capodecina - comunichi a un soldato che deve uccidere un suo amico. Se il soldato non se la sente di eseguire materialmente l'omicidio, la famiglia incarica un altro, gli assegna un compagno, che ha il compito di sparare, strozzare, accoltellare ecc. Ma il primo deve collaborare aiutando il killer ad avvicinare la vittima senza farla insospettire, proprio perché sono amici, sfruttando la fiducia insita nel rapporto di amicizia.
La parentela, l'amicizia non valgono niente di fronte alla fedeltà alla Famiglia. Se è in gioco l'interesse della famiglia, tutti questi sentimenti scompaiono, passano in secondo piano. Vengono utilizzati, anzi, per colpire meglio, per raggiungere più facilmente lo scopo. Nessuno si sente particolarmente imbarazzato di ciò, e nessuno parla di tradimento in queste circostanze." (Antonino Calderone, capo mafioso).

 

La vita all'interno della famiglia mafiosa


Il comportamento all'interno della famiglia mafiosa è regolato da severe norme fondate sul rispetto, sulla lealtà e sull'omertà.
Gli uomini mafiosi difficilmente sono loquaci. Parlano una loro lingua, fatta di discorsi molto sintetici. L'interlocutore capisce esattamente cosa vuole dire l'altro. Il linguaggio omertoso si basa sull'essenza delle cose. I particolari, i dettagli non interessano, non piacciono all'uomo d'onore e le domande non sono ben viste.
Un altro cardine dell'uomo d'onore mafioso è la verità. Se l'obbligo di dire la verità in presenza di un uomo d'onore non è più rispettato dai mafiosi, è segno inequivocabile che o sarà lui a morire o sarà il suo interlocutore a essere soppresso. Il mafioso è autorizzato a parlare solo di quanto concerne il cerchio stretto delle sue competenze. Altrimenti si pone al di fuori delle regole e a quel punto non lo protegge più niente e nessuno. Le regole costituiscono l'unica salvaguardia del mafioso.