Home > Materie > Introduzione > Tipi di mafie

Condividi

Camorra


La Camorra è costituita da un insieme di bande che si compongono e si scompongono con grande facilità, a volte pacificamente, altre volte con scontri sanguinosi. Questa struttura pulviscolare è stata sostituita da un'organizzazione gerarchica soltanto in due occasioni negli ultimi due decenni. Prima, nella seconda metà degli anni '70, dalla Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo e poi, verso la fine degli anni '70, dalla Nuova Famiglia (NF) di Bardellino-Nuvoletta-Alfieri, sorta, d'intesa con Cosa Nostra, per contrastare Cutolo, e perciò modellata sugli stessi caratteri dell'organizzazione unitaria, secondo lo schema siciliano, chiamata significativamente Nuova Mafia Campana. La NCO è finita nel 1983, per l'indebolirsi delle alleanze politiche, la riduzio­ne delle fonti di finanziamento ed i colpi ricevuti dagli avversari. La Nuova Fami­glia cessò nello stesso periodo per il venir meno della ragione dell'alleanza dopo la sconfitta di Cutolo. La Nuova Mafia Campana fu più un'aspirazione che una realizzazione. Al di fuori di queste esperienze ha prevalso la mobilità e la flessibilità. I clan nascono per promozione di gruppi criminali minori dediti al contrabbando di tabacco, al traffico di stupefacenti e alla estorsione, oppure per scissione di bande organizzate. Se un capo è in momentanea difficoltà, ad esempio perché arrestato, è facile che il suo vice cerca di costituire un gruppo autonomo che diventa concorrente dell'organizzazione originaria negli stessi affari e sullo stesso terreno. La Camorra è l'unica organizzazione di carattere mafioso che ha avuto, e continua ad avere, caratteristiche di massa. Essa è l'unico fenomeno di carattere mafioso che ha origini urbane. La Camorra nasce agli inizi del secolo scorso nella città di Napoli, una delle più grandi città europee; è strettamente intrecciata alla società civile; tende ad avere con tutti, singoli, partiti, istituzioni, relazioni di scambio permanente. Il carattere metropolitano e l'antica storia la rendono fisiologicamente disponibile ai commerci, ad avere rapporti con chi esercita funzioni politiche ed istituzionali, le fanno acquisire la negoziazione come forma delle relazioni sociali. E l'unica organizzazione criminale che su espresso invito dell'autorità è addirittura riuscita a far parte di un corpo di polizia. Queste caratteristiche mercenarie insieme alla mancanza di durature strutture gerarchiche rendono le organizzazioni camorristiche flessibili, capaci di adattarsi, prive di regole precostituite. Il mondo camorristico, a differenza di quello mafioso è aperto, dinamico, su­scettibile dei mutamenti più improvvisi. È ben possibile, ad esempio, che capo di una banda camorristica diventi una persona in giovane età; la sua duttilità, la sua stretta integrazione con società, politica ed istituzioni le hanno consentito, in momenti di difficoltà, lunghi periodi di mimetizzazione nella più generale illegalità diffusa che caratterizza la vita dei ceti più poveri di Napoli, al termine dei quali è riemersa con forza. La Camorra non ha mai goduto dell'impunità pressoché secolare propria della mafia. Grandi repressioni ci sono state nel 1860, 1862, 1874, 1883,1907. In tempi più recenti, nel biennio 1983 -1984, con i maxiprocessi alle organizzazioni di Raffaele Cutolo. Le prime tracce di presenza elettorale della Camorra risalgono alle elezioni politiche del 1865. La Camorra è sempre stata imprenditrice, ha sempre cercato di inserirsi nei processi economici per trarre vantaggi: estorcendo tangenti su attività economiche; gestendo il lotto clandestino a Napoli; occupando posizioni di monopolio nella distribuzione di un determinato prodotto. Oggi, l'ambito degli affari delle organizzazioni camorristiche è praticamente illimitato, dall'usura alle truffe CEE, dal contrabbando di sigarette al traffico e spaccio minuto di stupefacenti, dalle estorsioni alle rapine, in genere fuori della Campania, all'importazione clandestina di armi. Un peso particolare nell'attività delle organizzazioni camorristiche ha il traffico di armi, effettuato sia per autorifornimento che per ragioni commerciali. Le armi, ad esempio, sono usate anche come contropartita per l'acquisto di droga. I traffici di stupefacenti si svolgerebbero tanto mediante contatti diretti con i produttori quanto mediante il controllo del piccolo spaccio attraverso bande di ragazzini o, addirittura, tramite famiglie che coinvolgono i loro componenti nella custodia delle materie prime, nella preparazione delle dosi, nello smercio delle bustine. Tipiche sono le modalità dello smercio di stupefacenti, che a volte coinvolgono interi nuclei familiari. Pari rilevanza ha l'industria del doppio: i falsi Cartier, i falsi Vuitton, eccetera. Questo rapporto di dipendenza economica dei più emarginati consente alla Camorra di disporre di un inesauribile bacino di reclutamento dei nuovi quadri. L'altra faccia della Camorra è rivolta verso il potere, in rapporto di interscambio dal quale emerge che, nella storia, è più spesso il potere ad avere bisogno della Camorra che la Camorra del potere. Le sue caratteristiche le consentono di essere pre­sente ovunque vi sia un'utilità. Spietatezza, opportunismo e cinismo sono principi comuni a tutte le bande camorristiche. Non c'è attività redditizia che non possa essere svolta; non c'è relazione politica che non possa essere avviata; non c'è pre­stazione che non possa essere assicurata. La Camorra non ha compiuto grandi omicidi politici. Essa, a differenza di Cosa Nostra, è stata emarginata dalle vicende nazionali. Le è mancata quindi la forza per attacchi ad alto livello contro lo Stato. (...) La Camorra ha manifestato una aggressività diversa rispetto a Cosa Nostra; meno eclatante, ma non per fragilità. Perché il suo dominio sul territorio, la sua ca­pacità di corrompere funzionari pubblici, il suo grado di collusione con le pubbli­che amministrazioni e con persone aventi responsabilità politiche ha schiacciato sui nascere ogni opposizione. Perché la scarsa considerazione in cui è stata tenuta dai mezzi di informazione, dalla cultura, dall'opinione pubblica le hanno consentito di ingigantire nell'ombra.

 

Lo sapevi che è possibile migliorare il rendimento scolastico e universitario?
Leggi qui...

 

Cosa Nostra

 


Cosa Nostra è un'organizzazione criminale segreta, avente una struttura di tipo piramidale-verticistico che, partendo dalla base, è così articolata: a) i "soldati" o "uomini d'onore"; b) la "famiglia", composta dai "soldati" o "uomini d'onore"; essa ha una struttura a base territoriale che le consente il controllo di una zona della città o di un intero centro abitato da cui prende anche il nome (famiglia di Portanuova, ecc.). La famiglia è governata da un capo di nomina elettiva, denominato "rappresentante", il quale è assistito da un "vicecapo" e da uno o più "consiglieri"; c) il "capodecina", che coordina l'attività di dieci (o più) "soldati" o "uomini d'onore"; d) il "capo-mandamento", cioé il rappresentate di tre o più famiglie territorial­mente contigue; e) la "commissione provinciale" o "cupola" della quale fanno parte i capimandamento, che eleggono al loro interno anche il capo della "commissione". La "commissione" di Palermo è di fatto la più potente. Compito della "commissione" è quello di assicurare il rispetto delle regole di Cosa Nostra all'interno di ciascuna "famiglia" e, soprattutto, di comporre eventuali conflitti tra le "famiglie" stesse. L'avvento al potere dei Corleonesi, capeggiati da Totò Rina, ha portato alla costituzione di un organismo segretissimo, denominato "interprovinciale", avente il compito di regolare gli affari riguardanti gli interessi di più province Agisce con particolare flessibilità allo scopo di meglio adattarsi all'ambiente e meglio estendere la propria influenza, e quindi il proprio potere, attraverso relazioni di scambio, favoritismi, sviluppo di rapporti familiari, costituzione di clientele, prestazione di favori che costituiscono il pre­supposto per ottenere contropartite. Il criterio guida delle azioni di Cosa Nostra è l'utilitarismo. Tutto ciò che giova all'organizzazione si deve fare. Tutto ciò che la danneggia o può, eventualmente, danneggiarla è severamente proibito. Importante per l'organizzazione è il prestigio, il rispetto degli altri, aderenti e non, all'organizzazione. Il prestigio è il connotato dell'"uomo d'onore", gli consente di in­fluire sulla collettività che gli sta attorno. In una tradizione storica, come quella siciliana, dove grande peso hanno l'esercizio del potere personale e i segni esteriori che lo accompagnano, la ricerca del prestigio diventa essenziale per un'organizzazione che tende a svolgere una funzione egemonica nei confronti dell'ambiente. Cosa Nostra cerca di realizzare i propri obiettivi con il consenso; ma poi usa la violenza se quel consenso non è prestato e, in ogni caso, quando viene messa in pericolo, dall'interno o dall'esterno, la sua Leadership. L'impunità è la principale preoccupazione di Cosa Nostra. Durante i processi di particolare importanza vige la pax mafiosa. Nelle carceri gli "uomini d'onore" sono garanzia di ordine. L'esecuzione di condanne e vendette, salvo casi eccezionali, si compie quando non sono in corso processi rilevanti e fuori delle carceri. Cosa Nostra ha una propria strategia politica. L'occupazione e il governo del territorio in concorrenza con le altre autorità legittime, il possesso di ingenti risorse finanziarie, la disponibilità di un esercito clandestino e ben armato, il programma di espansione illimitata, tutte queste caratteristiche ne fanno un'organizzazione che si muove secondo logiche di potere e di convenienza, senza regole che non siano quelle della propria tutela e del proprio sviluppo. La strategia politica di Cosa Nostra non è mutuata da altri, ma imposta agli altri con la corruzione e con la violenza. Cosa Nostra si occupa anche difatti politici nazionali; può perciò intrecciare le proprie azioni agli interessi di altri gruppi. È pacifico che Cosa Nostra influisce sul voto. Ciò non corrisponde ad una scelta ideologica, ma alla convenienza di sfruttare nel miglior modo possibile il radicamento sociale e territoriale: i vasti compiti degli enti locali hanno incentivato l'attenzione della mafia per le amministrazioni comunali. Cosa Nostra non ha mai avuto preclusioni. Ma i mafiosi non votano a caso; scelgono naturalmente i candidati non ostili alla mafia e vicini agli interessi dei singoli gruppi. La scelta del partito e degli uomini è ispirata ad una logica di pura convenienza; più conta il partito e più ampia è la disponibilità di Cosa Nostra; questo spiega l'appoggio costantemente fornito a candidati appartenenti a partiti di governo, ancorché piccoli. Per questi anzi la dimensione ristretta dell'elettorato rende i voti di Cosa Nostra più produttivi, talora essenziali al raggiungimento del quorum ed alla elezione dei candidati. Il rapporto tra Cosa Nostra e i politici è di dominio della prima nei confronti dei secondi; la disponibilità di mezzi coercitivi conferisce a Cosa Nostra una illimitata possibilità di richiesta e di convincimento; da ciò può derivare una interpretazione vittimistica di quel rapporto; il politico non è costretto ad accettare i voti di Cosa Nostra e se li accetta non può non sapere quali saranno le richieste e gli argomenti dei suoi partner. Cosa Nostra influisce sulle elezioni in vari modi. Fa ritenere all'ambiente nel quale opera che è in grado di controllare il voto e quindi fa nascere negli elettori il timore di rappresaglie. L'intimidazione è assai diffusa e così anche il presidio dei seggi. In vari casi si ricorre a i brogli. Più spesso non c'è bisogno di alcuna intimidazione. E sufficiente il consiglio. L'assenza di tensione e passione politica, la concezione per la quale il voto serve soltanto a contrassegnare l'appartenenza ad una clientela e non ad indicare una scelta ideale, l'appiattimento delle tradizioni politiche tra i diversi partiti può condurre quasi naturalmente, senza alcuna forzatura, a rispettare gli ordini di scuderia. Il politico può anche partecipare a manifestazioni antimafia, fare discorsi contro la mafia, l'importante è che poi, nella sostanza, protegga gli interessi di Cosa Nostra.

 

'Ndrangheta


La 'ndrangheta è un organizzazione mafiosa che ha una particolare struttura organizzativa diversa da quelle di Cosa nostra o della camorra. La struttura di base è la 'ndrina o cosca o famiglia che è radicata in un comune o in un quartiere cittadino. In un comune ci possono essere più 'ndrine ; in tal caso, allora, esse fanno parte di un "locale". La 'ndrina è formata essenzialmente dalla famiglia naturale, di sangue, del capobastone, alla quale si aggregano altre famiglie generalmente, o inizialmente, subalterne. Le famiglie aggregate non di rado sono imparentate a quella del capobastone. Una lunga catena di matrimoni ha contraddistinto la vita delle cosche mafiose sicché è possibile affermare che questa tendenza è comune a tutte le famiglie. Al contrario di quanto molti per lungo tempo hanno creduto, la famiglia di sangue come fondamento della famiglia mafiosa, la struttura familiare come fondamento dell'organizzazione mafiosa, si sono rivelate nella realtà della Calabria e in quella di territori anche molto lontani e diversi uno straordinario strumento di salvaguardia e di espansione della 'ndrangheta. E proprio questa struttura "primitiva" che ha consentito alla 'ndrangheta di evitare la tempesta che si è abbattuta su Cosa nostra, sulla camorra e sulla Sacra corona unita. Il numero dei collaboratori calabresi è sicuramente più ridotto di tutti gli altri per diverse ragioni. La prima, e la più forte, è che un mafioso calabrese che dovesse decidere di collaborare dovrebbe per prima cosa chiamare in causa i propri familiari più diretti. La struttura familiare si è rivelata inoltre la più adatta a moduli organizzativi simili a quella autonomizzazione di ciascuno dei diversi reparti e segmenti con cui Cosa nostra, riorganizzandosi, tenta di rendersi impenetrabile sia alle indagini sia alle "voci di dentro". Il vincolo familiare ha funzionato come uno scudo a protezione dei segreti e della sicurezza, oltreché della riproduzione della propria identità sia nei luoghi di origine sia in quelli di emigrazione. Il numero ridotto dei collaboratori di giustizia si spiega anche con la particolare "politica" di riconquista dei collaboratori adottata dalla 'ndrangheta, la quale, diversamente da Cosa nostra, sta adottando, una strategia "molto più sottile" perché "in Calabria non si uccidono i parenti dei pentiti e non si uccidono neanche i pentiti... La 'ndrangheta ha la capacità sistematica di ricontattare i pentiti, tutti quanti, uno per uno". I collaboratori vengono ricontattati "nel tentativo di riconquistarli". Nel panorama storiografico italiano la 'Ndrangheta è sicuramente l'organizzazione mafiosa meno studiata e meno conosciuta. Essa è stata per lungo tempo considerata da tutti come un'appendice di Cosa Nostra, come una mafia arcaica, folcloristica, impastata di arcana crudeltà, espressione dell'arretratezza tipica della Calabria perché la sua struttura organizzativa aveva ed ha ancora come fondamento la famiglia naturale del capobastone. L'ascesa della 'Ndrangheta aveva avuto inizio sin dalla metà degli anni Sessanta, con l'avvio dei lavori per l'autostrada del sole nel tratto che collega Salerno a Reggio Calabria. Le grandi imprese del Nord vincitrici degli appalti contattarono direttamente i capibastone e con loro stabilirono il pagamento della mazzetta in cambio della protezione dei cantieri, l'assunzione degli 'ndranghetisti come guardiani, l'inserimento di ditte mafiose nei subappalti, la fornitura di materiale inerte e il trasporto dello stesso. Quel modello sarà seguito negli anni successivi. Nei due decenni si è via via realizzato un pesante condizionamento mafioso dell'economia. Si creò un doppio mercato, uno legale e uno illegale; e il primo subiva pesanti interferenze e condizionamenti da parte del secondo. Imprese mafiose, o a partecipazione di capitale mafioso, entravano nel mercato, ne alteravano le regole, distruggevano le imprese sane e impedivano la formazione di nuove attività economiche. La violenza, soprattutto quella organizzata, diventava così non solo un problema di ordine pubblico, ma anche un nuovo soggetto economico in grado di agire sul libero mercato. In molte aree della regione si venne realizzando un vero e proprio governo mafioso dell'economia. Ciò è stato possibile per la concreta gestione del potere da parte delle classi dirigenti locali. In Calabria la formazione delle classi dirigenti di governo ha avuto un aspetto peculiare perché è stata segnata dalla storica debolezza della società civile e della borghesia calabrese la quale, essendo vissuta all'ombra del latifondo, ha introiettato dall'aristocrazia agraria modelli di comportamento e determinate ambizioni, la più alta delle quali era l'acquisto e il possesso delle terre. Dapprima redditiera e proprietaria di terre, la borghesia è successivamente divenuta impiegatizia e burocratica, figlia della recente crescita urbana e del pubblico impiego, attratta nelle città calabresi dal flusso di denaro pubblico, affascinata dalle professioni che un tempo si definivano liberali - avvocatura in testa. Si spiega così la dipendenza - economica e politica - dai centri di potere nazionale e la particolare formazione del ceto politico calabrese. E si spiega anche la gracilità della società civile, la cui storica e strutturale debolezza ha lasciato un vuoto che venne riempito dalla politica. L'inizio degli anni Ottanta segna l'apertura di una nuova fase. I termini del rapporto tra 'Ndrangheta e politica mutano radicalmente. La 'Ndrangheta non si limita più a votare per candidati amici, ma entra direttamente in politica, vota per se stessa. Il caso piu clamoroso si registrò nel 1983 a Limbadi dove vinse le elezioni Francesco Mancuso che era latitante quando si scrutinarono le schede. Caso clamoroso che spinse il Presidente della Repubblica Sandro Pertini a sciogliere immediatamente il consiglio comunale appena eletto. Dieci anni dopo, in seguito all'approvazione della legge sul condizionamento mafioso dei comuni 19, vennero sciolti 11 consigli comunali tra i quali Gioia Tauro, Lamezja Terme, Taurianova, Melito Porto Salvo, Rosarno; altri ancora saranno sciolti negli anni seguenti. Fra le trasformazioni introdotte in quegli anni ve ne è una di un certo interesse che riguarda la figura dell'uomo politico, un tempo pencolante tra clientela e mediazione. Sulla scena si presentava una figura moderna, quella dell'imprenditore politico che si mette direttamente a fare affari, dell'uomo politico che concentrava sulla stessa persona fisica potere politico e potere economico. Questi entrava nel mondo degli affari con una notevole capacità di persuasione dal momento che, grazie ai collegamenti romani e alle influenze locali, era in grado di determinare scelte significative delle pubbliche amministrazioni. Il dato di fondo che emergeva era un rapporto organico, una gestione in co­mune degli affari, una divisione del lavoro tra Reggio e Roma. Nessuna grande opera pubblica era possibile senza l'intervento di uomini politici a Reggio e a Roma e senza un rapporto tra questi e la mafia reggina. La politica cementava questi rapporti. Il rapporto con la politica è uno dei tratti distintivi delle mafie contemporanee. Esso dura da tempo e ha subito profonde modificazioni, al punto tale che il rapporto tra il politico e il mafioso - che sto­ricamente ha visto il primo dominare sul secondo - sembra essersi rovesciato a tutto vantaggio del mafioso.

 

Sacra Corona Unita


La Sacra Corona Unita (SCU) è una coalizione di gruppi criminali che si è formata nella prima metà degli anni '80 attorno alla figura carismatica di Giuseppe Rogoli. L'area interessata dall'influenza della SCU è il Salento cui va aggiunta un'enclave a nord di Bari, localizzata nel comprensorio del comune di Andria. Benché presenti alcune delle caratteristiche dei gruppi di gangsterismo urbano, la SCU è più correttamente definibile nei termini di una formazione gangsteristico-mafiosa. Essa ha in comune con gli altri gruppi criminali della regione alcuni importanti connotati quali l'ampiezza delle dimensioni numeriche e l'età giovane, l'eterogeneità e l'attitudine predatoria dei suoi membri. Altri suoi tratti però - quali la stessa denominazione, la presenza di codici di comportamento, di una struttura e di una gerarchia già elaborate, oltre alla più ampia capacità di manipolazione ed infiltrazione nelle istituzioni - la accomunano alle cosche mafiose vere e proprie. Come nell'organigramma di un clan della Camorra, il primo livello di affiliazione della SCU è costituito dalla "picciotteria" ed il successivo dalla qualifica di "camorrista", cui seguono fino a tredici differenti qualifiche. Occorre evidenziare, tuttavia, che questa elaborata piramide di ruoli ha un valore largamente simbolico in quanto accade di frequente che il potere effettivo detenuto dal singolo affiliato non corrisponda alla sua posizione nella gerarchia formale. L'esistenza di riti di affiliazione complessi, che prevedono l'impiego di liturgie e giuramenti, è ampiamente documentata dal ricco materiale sequestrato (lettere, cartoline, formulari, appunti, quaderni, ecc.). L'ingresso nell'associazione avviene nella cerimonia solenne del "battesimo", detto anche "legalizzazione" o "federalizzazione". Il giuramento è preceduto da un taglio all'avambraccio che viene praticato al candidato dal suo compare di sangue. Benché siano state trovate diverse formule di giuramento, esse per lo più iniziano con un "buon vespro" che esalta l'omertà, spiega la composizione dell'organizzazione ed il significato dei rituali dell'investitura. Il giuramento è il momento conclusivo del "movimento" o "tirata". Questa viene eseguita da un comitato di persone in numero dispari sempre di giorno dispari e di sabato. Il comitato è composto da un "camorrista" di grado superiore a quello dell'affiliando ("capo in testa"), quindi dal "contabile", dal "maestro di tirata", dal "favorevole" e dallo "sfavorevole", che svolge le funzioni di "avvocato del diavolo". Al termine della cerimonia l'affiliazione del candidato viene formalizzata con una votazione e, quindi, dall'abbraccio dei presenti. Tra gli affiliati è diffusa, inoltre, la pratica di tatuare simboli di riconoscimento su alcune parti del corpo. A differenza dei gruppi gangsteristici, la SCU ha un organo superiore di coordinamento. Al pari della Commissione provinciale e regionale di Cosa Nostra, la "cupola" pugliese ha funzioni essenzialmente "politiche"; dirime i conflitti che si vengono a creare tra le famiglie o all'interno di una di esse, decide gli omicidi importanti, gestisce le attività di infiltrazione e corruzione, necessarie per tutelare gli interessi dell'associazione. Diversamente dagli organi siciliani, tuttavia, essa non è un organismo paritetico alla cui base si trovano comunque le famiglie e i loro territori: il potere (del capo) sovrasta, infatti, quello di ogni altra entità. Le attività lecite e illecite delle formazioni criminali pugliesi sono molteplici. Il contrabbando di tabacchi lavorati esteri rappresenta una delle principali voci del fatturato dei maggiori gruppi criminali: in provincia di Brindisi e di Lecce, la SCU ne detiene il monopolio pressoché completo ed anche nelle altre province le gang criminali gestiscono la quasi totalità dell'importazione illecita di sigarette. Le imprese pugliesi impiegano spesso conduttori di motoscafi di provenienza partenopea, ma da alcuni anni i gruppi campani hanno notevolmente ridotto il proprio interesse nella gestione materiale del traffico ed insieme ad alcune famiglie di Cosa Nostra e della 'Ndrangheta tendono a svolgere quasi esclusivamente funzioni di finanziamento e di supporto esterno. Negli ultimi anni le formazioni pugliesi hanno rapidamente intensificato il proprio coinvolgimento nel traffico internazionale di stupefacenti ed in particolare in quello dell'eroina: E emerso il crescente coinvolgimento delle formazioni pugliesi nei commercio illecito degli armamenti nelle estorsioni, nelle frodi agricole ai danni della CEE e dell'AIMA, nella gestione del gioco d'azzardo clandestino e nell'usura.

 

Stidda


"Stidda" in dialetto siciliano significa stella; in realtà con tale termine si fa riferimento ad una costellazione di gruppi criminali, caratterizzata da forti limiti strutturali e dalla particolare mancanza di rigide gerarchie verticistiche. Somiglianti ad una confederazione di gruppi gangsteristico-mafiosi insistenti sul territorio siciliano fin dai tempi dei "gabelloti", la Stidda si insidia sul territorio con la tipica formazione a macchia di leopardo, limitandosi a controllare zone nettamente circoscritte. Tutto questo, in netta contrapposizione al modus vivendi di Cosa Nostra, la quale si espande a macchia d'olio. Il sorgere della Stidda si può far risalire ai tempi in cui nacque la stessa Cosa Nostra. Infatti, la comune origine pastoral-rurale fa ritenere che la nascita di entrambi i gruppi criminali tragga ragione e motivo da circostanze pressoché uguali. Mentre Cosa Nostra nel corso del suo cammino si è evoluta dandosi una rigida struttura verticistica e affacciandosi in ogni campo della criminalità, gli stiddari sono rimasti fino agli inizi degli anni '80 dei pastori e, come tali, ragionavano e spesso ragionano tuttora. Nel corso degli ultimi anni, la spietata violenza esercitata dai Corleonesi e la loro irrispettosa espansione ed invadenza anche in tradizionali feudi stiddari, ha causato un conflitto di interessi tra i due gruppi; ciò ha fatto sì che gli stiddari, vistisi schiacciare dalla prepotenza dei primi, si organizzassero unendosi tra loro nella lotta per il controllo del territorio ed evolvendo così, almeno episodicamente, la loro tradizionale formula associativa. Gli appartenenti a detti sodalizi delinquenziali aderiscono a gruppi per semplice presentazione di altro stiddaro, senza necessità di un momento sacrale di iniziazione. Si caratterizzano per la marcata rozzezza e per l'insofferenza verso ogni forma di gerarchia esterna o interna e si attengono a poche, ma rispettatissime, regole di vita: la segretezza, l'omertà e la ferocia.